Meloni: 'Entro l'estate ok alla delega per la ripresa del nucleare in Italia'

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Diretta streaming su ANSA.it alle 16,30. La presidente del Consiglio alle opposizioni: 'Porte aperte a chi vuole pensare all'interesse nazionale'. Scontro con Renzi

Data:

13.05.2026, 15:58

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Redazione ANSA

Giorgia Meloni è riconoscibile nell'immagine mentre parla a un podio con un microfono. Ci sono persone sedute sullo sfondo. L'evento si svolge in un contesto formale, probabilmente legato a questioni governative. La scena include un pubblico e rappresenta un momento di discussione su interessi nazionali.
Meloni a opposizioni, porte aperte per chi vuole pensare a interesse nazionale / ANSA - RIPRODUZIONE RISERVATA

"Approfitto per dire che entro l'estate sarà adottata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi e completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia". Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Premier Time in Senato, rispondendo a un'interrogazione di Azione sull'istituzione di una cabina di regia per affrontare le priorità strategiche del Paese.

"Sulla cabina di regia sarei anche disponibile. Quando finora abbiamo provato a fare delle proposte di questo tipo le risposte dalla stragrande maggioranza dei partiti di opposizione non è stata di disponibilità. Ricordo uno degli ultimi casi, all'inizio del conflitto in Iran, dissero che volevamo organizzare una sorta di passerella. Da parte mia non c'è alcuna volontà di organizzare passerelle. Se le posizioni delle forze di opposizione oggi fossero diverse, le mie porte serebbero ancora aperte: sono in ogni caso aperte per chiunque abbia voglia di mettere da parte l'interesse di partito per l'interesse nazionale", ha aggiunto la premier.

"La situazione in cui ci troviamo" è di "un quadro economico e internazionale particolarmente complesso" e "le tensioni geopolitiche incideranno, come già stanno incidendo, sulla crescita, sull'energia, sulla competitività delle imprese, sul potere di acquisto delle famiglie", ha sottolineato.

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"La novità di questo governo non è solo avere una stabilità, la stabilità è necessaria per realizzare una visione. Non è la prima volta che mi sento dire 'cosa hai in serbo nell'ultimo anno di legislatura?': questo ricorda un modo di fare politica che ha riguardato altri e non riguarda noi. Noi intendiamo continuare la strategia messa in campo, su tre priorità: rafforzare salari e potere d'acquisto, incentivare le aziende che assumono e investono, sostenere famiglie e natalità. In questi quasi 4 anni, in ogni provvedimento economico e legge finanziaria, abbiamo seguito queste tre priorità", ha sottolineato poi Meloni rispondendo a un'interrogazione del leader di Italia viva Matteo Renzi sulle prospettive di politica economica per l'ultimo periodo della legislatura. 

Oltre al Piano casa, tra le misure per l'ultima parte della legislatura "le cito l'estensione della Zes unica del Mezzogiorno almeno per la parte di semplificazione a tutto il territorio nazionale, ha dimostrato di essere una misura che funziona. Terzo vogliamo rafforzare i meccanismi che abbiamo già introdotto per accrescere gli investimenti dei fondi pensioni nell'economia reale italiana perché qualcosa non funziona se ci sono 260 miliardi raccolti dagli italiani dei quali 40 miliardi solamente sono investiti in Italia". 

"A oggi l'Italia ha incassato 153 miliardi e sarà liquidata la nona rata" nelle prossime settimane, "al 31 marzo la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, iol 76% a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari direi che abbiamo fatto un buon lavoro", ha aggiunto la presidente del Consiglio.

"Intanto lei dice 'non mi dica Piano casa' ma lo potrò scegliere io quali sono le prime tre priorità economiche che si dà il governo nell'ultimo anno o lei vuole decidere anche quello? Perché io la considero anche una misura economia che serve a dare risposte non solo ai cittadini che hanno bisogno di una casa popolare" e che non ce l'hanno "perché ci sono moltissime case popolari che non sono accessibili e che non si possono assegnare ma anche a quelli che non hanno diritto a una casa popolare ma non riescono ad affrontare i prezzi di mercato", ha sottolineato Meloni rivolgendosi direttamente a Renzi.

"Poi lei dice 'non riuscirete a farli perché non l'avete fatto finora': non lo so, vedremo chi ci sarà dopo di noi al governo, se ci sarete voi spero che su un'iniziativa del genere decidiate di non annullarla perché alcune cose possono andare in continuità". 

Con Renzi c'è stato un vero e proprio scontro. Nella sua interrogazione al Senato, il senatore ha attaccato la premier e il suo governo citando il recente caso del ministro della Cultura, Giuli, che ha revocato parte del suo staff. "Di fronte alla crisi dello stretto di Hormuz la vostra proposta è la legge elettorale e succede perché la qualità delle persone che ha attorno non è all'altezza della sfida di geopolitica", è stata la premessa del leader di Italia viva aggiungendo: "Il ministro della cultura riesce a farsi dare dell'assenteista da Matteo Salvini, riesce a litigare con il mondo del cinema e con gli intellettuali di destra e perfino a licenziare i suoi collaboratori. Allora noto che è incredibile come questo governo dei leader licenzi i suoi sottoposti, come lei ha fatto con Santanché". E su Giuli ha concluso: "Se c'è uno così al governo è colpa sua, altrimenti lui poteva restare nel bosco a suonare il flauto con il dio pan".

Meloni a inizio della sua risposta ha ribattuto: "La cosa interessante è che si invoca la presenza del presidente del Consiglio Consiglio" ma "quello che riscontro è che, al netto di accuse e insulti, c'è oggettivamente poco di cui parlare". Renzi ha replicato ricordandole i parametri di legge che regola il premier time, mentre sui prossimi tre provvedimenti del governo prima della fine della legislatura, Renzi aveva chiesto di escludere, dalla risposta, il Piano casa (non condividendo le misure del piano), ma Meloni gli ha replicato: "Ora magari posso scegliere io i provvedimenti?".

"I salari vanno aumentati rafforzando la contrattazione, è lì che si difendono i diritti dei lavoratori, settore per settore", ha evidenziato quindi la presidente del Consiglio rispondendo a un'interrogazione di Noi moderati sugli strumenti di tutela del livello dei salari e del potere d'acquisto. "Nell'ultimo decreto lavoro abbiamo stabilito che possono accedere agli incentivi pubblici solo le imprese che applicano il salario giusto - ha aggiunto -. È una strada diversa dal salario minimo legale proposto dalle opposizioni, che rischia di diventare una soglia al ribasso piuttosto che una tutela in più, come dimostra il caso della Puglia". 

"Seppure lentamente, le famiglie stanno recuperando potere acquisto, perché non ci siamo girati da altra parte, abbiamo dato risposte. Lo abbiamo fatto lavorando sul taglio del costo del lavoro, con diversi provvedimenti che hanno aumentato il netto in busta paga, soprattutto per i redditi medio bassi. La seconda priorità è stata il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego - ha aggiunto -. In alcuni comparti addirittura tre rinnovi, come il comparto scuola: un docente in media guadagna 412 euro al mese in più insieme agli arretrati".

"Condividiamo l'obiettivo che restare in Italia sia una scelta competitiva e non un atto di coraggio", ha poi detto Meloni rispondendo a un'interrogazione di Avs su iniziative per contrastare l'emigrazione giovanile. "Lei - ha risposto al senatore Peppe De Cristofaro - ha ragione quando dice che l'emigrazione è diventata un fenomeno strutturale, è una quesitone seria che nessuno sottovaluta e nessun governo negli ultimi decenni è riuscito a invertire. C'è stato un picco nel 2024, anno in cui sono entrate in vigore le sanzioni per chi lavora all'estero e non si iscrive all'Aire" ma "la questione è reale e va affrontata con serietà, anche prendendo in considerazione che dentro questi numeri ci sono fenomeni diversi".

C'è, ha sottolineato la premier, "una mobilità internazionale fisiologica positiva, giovani che decidono di fare un pezzo della loro formazione all'estero e riportare in Italia quelle competenze. La considero una dinamica assolutamente positiva non una sconfitta per la nazione, che sbaglieremmo a non incoraggiare". Ma ci sono anche "altri che non tornano perché trovano salari migliori" e "maggiore valorizzazione del merito, forse dovremmo interrogarci anche su questo". 

Polemica anche con il M5s: "Noi non faremo lo stesso, non perché facciamo una politica di austerità, ma perché facciamo una politica di serietà: siamo persone serie che si assumono le loro responsabilità e non le scaricano su chi viene dopo di noi", ha detto Meloni rispondendo a un'interrogazione esposta da Stefano Patuanelli, sulle iniziative per promuovere la crescita e la competitività industriale, dopo aver stigmatizzato chi ha "bruciato centinaia di miliardi per misure senza controllo". 

"Incontro sempre una certa contraddizione nelle accuse a questo governo, siamo accusati da una parte di fare austerità e redarguiti dall'altra per l'aumento del rapporto debito/Pil ma "il debito cresce solo grazie al Superbonus, 174 miliardi di euro" che "finiremo di pagare nel 2027 quando sarà finito il nostro mandato", ha ribadito.

"Abbiamo avuto dei colleghi che hanno sperperato risorse ipotecando i cinque anni successivi perché sapevano che non avrebbero dovuto loro prendersi la responsabilità di quelle scelte e poi ci fanno la morale e quindi la morale mi pare eccessiva". "Avremmo anche potuto uscire dalla procedura di infrazione se non avessimo dovuto fare i conti con centinaia di miliardi di euro bruciati per misure elettorali senza controllo".

"Nell'interrogazione che i colleghi del Pd hanno presentato avevo contato 18 domande in tre minuti, prendo atto che il senatore Boccia ne ha aggiunte più o meno altre cinque, non siamo in una interrogazione del senatore Boccia, siamo nel quizzone finale di un gioco a premi. Così, cerchiamo di dare delle risposte per quello che possiamo fare", ha poi esclamato rispondendo a un'interrogazione del presidente dei senatori Pd Francesco Boccia sulle strategie per la crescita economica. 

"La casa non è un lusso ma un bene fondamentale. Uno Stato giusto deve fare tre cose: aiutare chi ha diritto a una casa popolare, sostenere chi lavora ma in questo tempo non riesce ad affrontare i costi del mercato, difendere i cittadini dalle occupazioni abusive. Questa è la linea e la filosofia del Piano casa, che il ministro Salvini ha elaborato in prima fila", ha sottolineato ancora rispondendo a un'interrogazione della Lega sulle misure di politica abitativa.