Otto esperti forensi sono incaricati dell'identificazione dei corpi delle 13 vittime dello schianto dell'aereo in Perù. Un lavoro che potrebbe richiedere dai due ai tre giorni a causa della complessità del caso. Lo ha riferito a Rpp Noticia il direttore nazionale dell'Istituto di Medicina Legale e Scienze Forensi, Rubén Brizuela PowSang, spiegando che gli esperti si coordineranno con i consolati di Spagna, Germania e Italia per raccogliere informazioni sulle vittime. Brizuela Powsang ha spiegato che i consoli dei Paesi di origine delle vittime forniranno le cartelle cliniche dentistiche, che saranno utilizzate per identificare ciascuna vittima.
Il Perù ha temporaneamente sospeso le operazioni della compagnia di voli turistici Aerodiana dopo che uno dei suoi aerei si è schiantato sabato nel sud del Paese, causando la morte di undici cittadini europei, tra cui 7 italiani, e dei due membri dell'equipaggio. Al momento del disastro, il velivolo stava sorvolando le Linee di Nazca, i geoglifi precolombiani incisi nella sabbia del deserto.
Il ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni ha comunicato che la misura si protrarrà "fino alla conclusione delle indagini volte a verificare la conformità della compagnia alle normative aeronautiche, alle procedure e ai requisiti operativi applicabili".
Ieri, il ministro del Commercio estero e del Turismo, Rogers Valencia, aveva riferito che il pilota del piccolo velivolo - un Cessna Grand Caravan C-208 - aveva segnalato un problema meccanico prima che si perdessero i contatti radio.
'Avevo preso quell'aereo una settimana fa, ci dissero che era il più sicuro'
"Appena l'ho saputo, ho iniziato a sentire un turbinio di emozioni perché so che sarebbe potuto succedere a me, a me, e con i miei genitori coinvolti". E' il racconto, riportato da Infobae, di Antonio López, un cittadino spagnolo residente in Perù, che solo una settimana fa aveva preso lo stesso aereo della tragedia di Nazca, con il padre e la madre per effettuare il giro turistico. In aeroporto tutto era tranquillo: l'ingresso, i controlli di sicurezza e l'imbarco si sono svolti senza intoppi, ha raccontato spiegando che "ci era stato detto che questi aerei erano i più sicuri, l'opzione più sicura, erano del 2020-2021. Non potevamo sospettare che qualcosa potesse andare storto".
"Quando sali a bordo di questo piccolo aereo, ti rendi conto che non è uno di quei grandi aerei di linea commerciali. È molto meno equipaggiato in termini di infrastrutture, posti a sedere e così via, ma è perfettamente funzionale. Non hai nulla da sospettare", ha affermato pur sottolineando di aver notato l'assenza di spiegazioni sui protocolli di emergenza prima del decollo. "Non ti danno alcun avviso di sicurezza, tipo 'Ehi, in caso di emergenza'. Non ti dicono niente, solo 'buon viaggio, allacciate le cinture'". L'uomo ricordano che durante parte del viaggio l'aereo subì delle oscillazioni, ha spiegato di aver pensato in quel momento alle condizioni atmosferiche della zona: "Sapevamo dei famosi venti di Paracas, di quanto siano violenti e quasi imprevedibili", ha commentato. Nonostante alcuni scossoni, i passeggeri hanno cercato di mantenere la calma: "Si ride per il nervosismo, perché per un attimo fa davvero paura", ha aggiunto.
L'ex docente di Lorenzo Angelucci: 'Era tenace e amava viaggiare. Ci resta un ricordo bellissimo'
"Lorenzo era curioso, amava viaggiare, era un ragazzo di grande coscienza, che ha vissuto la scuola come una grande opportunità per la sua crescita e con un senso di responsabilità altissimo". A parlare all'ANSA, con la voce commossa, è Marina Fumagalli, ex docente di Lorenzo Angelucci al liceo scientifico delle scienze applicate 'Don Gnocchi' di Carate Brianza (Monza). A ventiquattro ore dal tragico schianto dell'aereo turistico in Perù costato la vita anche al giovane 24enne l'insegnante ripercorre gli anni della formazione di un ragazzo entrato nel cuore di chiunque l'abbia conosciuto. "Rispetto alle difficoltà era molto ostinato in modo nobile: voleva sempre capire e acquisire gli strumenti giusti per superarle", racconta la professoressa ricordando l'attitudine del giovane, da poco laureatosi al Politecnico di Milano. "Volenteroso, impegnato e tenace, lo ricordo a 16 o 17 anni mentre viveva appieno la sua giovinezza. Era molto simpatico e aveva uno splendido rapporto con i compagni di classe, ai quali era rimasto fortemente legato anche dopo il diploma".
La docente, che continuava a incontrarlo con affetto nella biblioteca cittadina di Seregno dove Lorenzo trascorreva le sue giornate di studio universitario, ne sottolinea la profonda maturità e la grande passione che lo ha portato fino al sud del Paese sudamericano. "Aveva un'immensa curiosità e amava viaggiare: era un'abitudine di famiglia, una sua passione viscerale a cui arrivava sempre preparato. Essendo figlio unico aveva maturato un grado di responsabilità alto, ma la cosa più bella era il suo modo unico di vivere nel presente". Infine, un pensiero commosso della professoressa Fumagalli va anche alla figura del padre Massimo, noto imprenditore di Lissone scomparso nell'incidente insieme alla moglie Elena Sala. "Il papà era un uomo essenziale, schietto e franco. Tra la famiglia Angelucci e la scuola c'è sempre stato un rapporto di collaborazione meraviglioso e profondamente positivo. Di Lorenzo ci resta un ricordo bellissimo".
Un amico dei ragazzi morti: 'Lorenzo e Matteo non persone qualunque. Un legame nato dieci anni fa tra i banchi, un rapporto fraterno'
"Avevano dei valori forti, giusti, non erano persone qualunque. Ma soprattutto tutto ciò arrivava dalle loro famiglie: io li vedevo, cenavamo insieme, festeggiavamo il Natale. Quello che è successo non torna". È un fiume in piena Alessandro Checchinato, 24 anni, amico stretto di Lorenzo Angelucci e Matteo Gianturco, due dei giovani rimasti vittime del drammatico incidente aereo in Perù con i loro genitori.
Un legame nato dieci anni fa tra i banchi di scuola a Carate Brianza e mai spezzato, fatto di viaggi, serate e sogni condivisi. "Ange e Giantu, come li chiamavamo noi, erano tra le persone più simpatiche, divertenti e complici che conoscessi", racconta all'ANSA Alessandro, ricordando la forza di un gruppo di dieci amici rimasti indivisibili nel tempo. "Tra Lorenzo e Matteo c'era un rapporto fraterno, si sostenevano e si punzecchiavano. Matteo era più burlone e di una sensibilità straordinaria verso gli amici, Lorenzo aveva un'ironia unica: gli bastavano tre parole per regalare una serata di successo. A soli vent'anni sognavano il futuro, la passione per le auto, la promessa che il primo diventato ricco avrebbe comprato la Porsche a tutti gli altri". L'ultimo abbraccio soltanto due settimane fa, per festeggiare la laurea di Lorenzo, una prova di tenacia che, nonostante la dislessia, aveva superato. Oggi quel gruppo di ragazzi si è stretto attorno alle fidanzate e alle famiglie spezzate. "In questi giorni ci ospitiamo l'un l'altro, abbiamo rimandato le partenze, siamo vicinissimi a Stefania e Martina. In momenti come questo viene fuori l'unità vera. Non diciamo la solita frase 'se hai bisogno ci sono', qui ci si presenta alla porta e ci si stringe come in un'unica grande famiglia".