L'ultimo 'ciao' a don Mazzi, l'addio di Milano al fondatore di Exodus

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Il suo desiderio nel testamento spirituale: "Il ciao lo voglio scritto sulla mia tomba"

Data:

03.08.2026, 19:30

A cura di:

Giulia Riedo

Si svolge il funerale di Don Mazzi nella Basilica di S. Ambrogio a Milano. Sono presenti un segno, una penna e un libro su un tavolo. Un testo significativo recita "sempre giovani" e "I sogni sono". La scena include anche una persona.
Funerale di Don Mazzi nella Basilica di S.Ambrogio / ANSA - RIPRODUZIONE RISERVATA

L'ultimo "ciao" a don Antonio Mazzi è risuonato nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, gremita per i funerali del fondatore della comunità Exodus. Amici, collaboratori, ex ospiti, volontari, cittadini e rappresentanti delle istituzioni hanno accompagnato il sacerdote, morto venerdì all'età di 96 anni, nel suo ultimo viaggio, dopo due giorni di camera ardente nella sede della comunità al Parco Lambro, dove centinaia di persone avevano voluto rendergli omaggio. "Quel 'ciao' non era una semplice parola, era il riassunto del suo Vangelo", ha detto nell'omelia don Massimiliano Parrella. "Dietro quel 'ciao' c'era tutto: il detenuto, il tossicodipendente, l'operatore, un Dio che non chiude mai la porta a nessuno". E ancora: "Oggi non ti salutiamo guardando indietro, ma guardando avanti, perché il tuo 'ciao' non chiude una storia, ma ne apre infinite altre". Prima della conclusione della cerimonia è stato distribuito ai presenti il testamento spirituale di don Mazzi, la "preghiera del ciao". "Il ciao è leggero come un bacio. Il ciao è dolce come un cioccolatino. Il ciao è fraterno come un abbraccio. Il ciao è travolgente come un sorriso", si legge nel testo, che si conclude con le parole: "Il ciao lo voglio scritto sulla mia tomba perché dice, con quattro lettere, chi sono, cosa ho fatto e cosa farò. Signore, ciao!".

Tra i presenti il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia, l'assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, il vicepresidente della Fondazione Exodus Franco Taverna, don Luigi Ciotti, Urbano Cairo, Giuseppe Marotta e Lele Mora. "C'è già una richiesta da alcuni consiglieri che io appoggerò senz'altro per il Famedio", ha detto Sala a margine della cerimonia. "Al di là di una memoria simbolica come il Famedio, per onorare don Mazzi bisogna aiutare a far sì che Exodus vada avanti", ha aggiunto. Il sindaco ha poi ricordato il fondatore di Exodus come "un vero educatore": "A volte era sopra le righe, a volte sembrava quasi assente, ma in realtà era sempre uno che andava all'obiettivo. Era molto diretto e sapeva cosa fare per ottenere le cose". Don Luigi Ciotti ha ricordato "la testimonianza cristiana, evangelica, ma anche la responsabilità civile" del fondatore di Exodus. "Tre parole sono fondamentali nel Vangelo: speranza, giustizia e accoglienza. Lui ha testimoniato questo con Exodus", ha detto. Tra le corone di fiori all'esterno della basilica anche quella inviata dai Pooh. Ieri il cantante della band, Roby Facchinetti, aveva visitato la camera ardente e al termine della celebrazione un lungo applauso, il coro "don Mazzi, don Mazzi" e le note de "L'aquila reale", storico inno della Fondazione Exodus, hanno accompagnato l'uscita del feretro davanti a molte persone che indossavano una maglietta bianca con la scritta "Grazie don". Quasi contemporaneamente al Senato è stato ricordato dal presidente Ignazio La Russa che l'ha definito "un prete coraggioso, capace di comunicare e di fare per i più deboli. Lui diceva che le case non si costruiscono con i mattoni ma con gli amici, era il suo modo di interpretare la sua missione". Poi, mentre il carro funebre lasciava la basilica diretto al tempio crematorio del cimitero di Lambrate, dagli altoparlanti sono risuonate anche le note di "Io vagabondo" dei Nomadi. È stato l'ultimo saluto della città a un sacerdote che ha dedicato praticamente tutta la sua vita al recupero delle persone più fragili e all'educazione di migliaia di giovani.